Asti, 18 Aprile 2026 – Una sanità capace di anticipare i bisogni, accompagnare le persone lungo tutto il percorso di vita e promuovere la prevenzione, coinvolgendo ciascuno nella co-responsabilità di scelte di vita sane. Una sanità che va oltre il modello ospedaliero per portare la cultura della salute a domicilio e dentro le comunità. E’ questo il cambio di paradigma emerso dal terzo incontro promosso dalla Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio insieme a UTEA, sabato 18 aprile al polo universitario Astiss.
La mattinata introdotta dal dottor Ferruccio Balistreri, consigliere della Fondazione, ha raccontato la rivoluzione in corso nei servizi offerti ai cittadini sul territorio dei 105 comuni che fanno parte del bacino Asl AT.
COT, Case di Comunità, Ospedali di Comunità: il nuovo modello di assistenza e la medicina d’iniziativa
A delineare il quadro è stata Elena Tamietti, direttore del Distretto Asl AT, che ha richiamato il mandato del PNRR: “Accanto alla medicina d’attesa – quella che risponde quando il cittadino bussa alla porta dell’ambulatorio o richiede una visita – è fondamentale sviluppare la medicina di iniziativa, con servizi capaci di andare verso le persone prima che si ammalino o per gestire al meglio le patologie croniche”, ha spiegato.

Prevenzione, promozione della salute e integrazione tra sanitario e sociale sono i pilastri di questo modello. “I professionisti sanitari da soli non possono affrontare la complessità dei bisogni di salute, che sono sempre più intrecciati con aspetti sociali – ha sottolineato Tamietti –. Serve un’alleanza ampia, che coinvolga anche la comunità”.
Un ruolo centrale è attribuito proprio ai cittadini, chiamati a una partecipazione attiva, responsabile e consapevole nelle scelte di vita orientate alla salute e al benessere.
Tra gli obiettivi del nuovo modello anche il rafforzamento delle cure domiciliari, individuate come primo luogo di assistenza, e la valorizzazione delle risorse del territorio – associazioni, fondazioni e volontariato – in una logica di rete.
“La comunità deve prendersi cura di sé stessa – ha concluso Tamietti –. Solo mettendo insieme le energie presenti sul territorio possiamo affrontare le sfide della sanità di oggi e di domani”.
La parola è poi passata a Katia Moffa, direttore delle Professioni sanitarie Asl AT, che ha illustrato la concreta “messa a terra” dei progetti PNRR. Al centro, la realizzazione delle strutture di prossimità: Case della Comunità e Ospedali di Comunità, pensati per rafforzare l’assistenza territoriale e la continuità tra ospedale e domicilio.
Nelle Case della Comunità – con sede a Canelli, Nizza Monferrato, Villafranca, Calliano e in futuro anche Asti – opereranno medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, infermieri di famiglia e comunità, psicologi, ostetriche, professionisti della prevenzione e della riabilitazione, oltre agli assistenti sociali. Un’offerta multiprofessionale ampliata, con orari più estesi e una maggiore continuità assistenziale rispetto al passato.

Determinante anche il ruolo della telemedicina e dell’integrazione tra le diverse figure, insieme a strumenti organizzativi previsti dalle norme sanitarie, come il Punto Unico di Accesso (PUA) e le Centrali Operative Territoriali, già attive ad Asti e Canelli, snodo fondamentale per garantire la continuità delle cure e monitorare i passaggi tra i diversi livelli assistenziali.
Un capitolo importante riguarda il potenziamento delle cure palliative, oggi inserite nel Dipartimento di Cure Comunitarie: un passaggio che amplia l’accesso anche ai pazienti non oncologici, nel segno dell’equità e della dignità della persona.
L’infermiere di famiglia e di comunità: 60 professionisti in campo
Tra le figure chiave del nuovo modello di cura spicca l’infermiere di famiglia e comunità (IFeC) “un professionista di prossimità che segue le persone nel tempo, non solo nella gestione della malattia, ma nella quotidianità”, ha spiegato Chiara Boero.

L’IFeC opera, infatti, sul territorio con un approccio proattivo, prendendo in carico le persone e le comunità, attivando percorsi di prevenzione, cura e assistenza, e monitorando nel tempo gli esiti di salute. Un lavoro che punta non solo alla gestione della malattia, ma ad accompagnare i cittadini verso una maggiore autonomia e consapevolezza, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita.
Centrale è anche il tema dell’educazione sanitaria e del self-care: “È fondamentale che la persona acquisisca la capacità di conoscere e gestire la propria malattia”, è stato sottolineato.
Sul territorio astigiano i risultati sono già concreti: negli ultimi due anni sono stati inseriti circa 60 infermieri dedicati all’assistenza domiciliare, con tempi di attivazione degli interventi tra i più rapidi, spesso nella stessa giornata.
Autonomia, empowerment e qualità della vita: le sfide della riabilitazione
Raffaella Marmo, responsabile dell’area riabilitativa in seno alla Direzione delle Professioni Sanitarie, ha evidenziato il lavoro di équipe che coinvolge diverse figure professionali – fisioterapisti, logopedisti, terapisti della neuropsicomotricità, terapisti occupazionali ed educatori – in stretta collaborazione con la scuola, le famiglie e i servizi territoriali.
L’obiettivo è promuovere autonomia, empowerment e qualità della vita, attraverso percorsi costruiti su misura, che accompagnano la persona lungo tutto l’arco della vita: dall’età evolutiva fino alla popolazione anziana, con interventi che spaziano dalle disabilità motorie e neurologiche a quelle cognitive, comunicative e sensoriali.

In questo scenario, la riabilitazione si configura come un processo interdisciplinare e personalizzato, che interviene sulla prevenzione, sulla terapia della disabilità e sul mantenimento delle capacità, operando direttamente nei contesti di vita – dal domicilio alle strutture residenziali – in un’ottica “ecologica” e di prossimità.
Tra le iniziative in corso (realizzate con la struttura di Promozione della Salute) si segnalano: l’Attività Fisica Adattata in collaborazione con il corso di Scienze delle Attività Motorie e Sportive che ha sede al polo universitario Astiss; i gruppi di cammino Asl AT, attualmente 38 sul territorio astigiano e tuttora in espansione. Ad ottobre 2025 è stato avviato anche un progetto di presa in carico delle demenze con il coinvolgimento del Terapista Occupazionale. “Una sfida centrale è insegnare strategie di autocura, rendendo la persona protagonista del proprio percorso”, ha concluso Raffaella Marmo.
Il Dipartimento Materno Infantile e i servizi alla famiglia
Proseguendo nella mappatura dei servizi, Enrica Fava, responsabile dell’area assistenziale del Dipartimento materno infantile, ha evidenziato il valore di un approccio di prossimità anche nei percorsi dedicati a donne, bambini e famiglie.

L’attenzione è rivolta in particolare alla presa in carico precoce e continuativa, dalla gravidanza al post-partum, fino al sostegno alla genitorialità, attraverso servizi integrati che accompagnano le famiglie nei diversi momenti della crescita.
Un modello che punta sulla multidisciplinarietà e sulla collaborazione tra professionisti sanitari e servizi territoriali, con l’obiettivo di garantire continuità assistenziale, prevenzione e promozione della salute fin dai primi anni di vita.
Centrale in quest’ambito il ruolo dei consultori e dei servizi territoriali, luoghi di ascolto, orientamento e supporto, che contribuiscono a costruire percorsi personalizzati e vicini ai bisogni delle persone.
Il PUA: prima accoglienza e orientamento ai servizi
Fondamentale il contributo del servizio sociale, che opera in integrazione con il sanitario per affrontare fragilità sempre più complesse. Dalla presa in carico delle situazioni di isolamento e disagio, alla collaborazione con enti locali, terzo settore e volontariato, fino al percorso formativo dedicato al servizio sociale di comunità, il sistema si rafforza come rete integrata. “La collaborazione tra professionisti sanitari e assistenti sociali consente di costruire risposte più complete ed efficaci, soprattutto nei casi di maggiore complessità, dove i bisogni di salute si intrecciano con difficoltà economiche, relazionali e abitative”, ha sottolineato Viviana Martinoli, responsabile del Servizio Sociale Asl AT.
A supporto di questo percorso opera il Punto Unico di Accesso (PUA) attivo in tutte le Case di Comunità e momentaneamente presso i locali del Comune di Asti in via Natta 3, che accompagna la persona nella comprensione delle procedure, nell’orientamento tra i diversi passaggi amministrativi e sanitari e nell’attivazione dei percorsi più appropriati, semplificando l’accesso e riducendo le difficoltà legate alla frammentazione dei servizi.

Celestina Querio, infermiere di famiglia e comunità, ed Erica Schillaci, assistente sociale del Comune di Asti, hanno raccontato il modello operativo che supporta anche concretamente le persone fragili attivando in modo coordinato risorse e risposte. Si va dal medico di medicina generale che viene prontamente coinvolto e allertato nelle situazioni più complesse, per garantire una presa in carico tempestiva e condivisa, alle associazioni di volontariato che contribuiscono a facilitare aspetti essenziali come i trasporti verso l’ospedale o i servizi territoriali, aiutando le persone più fragili a superare ostacoli pratici e organizzativi.
Palestre della Memoria: 500 i partecipanti in 10 comuni
Con Simona Rabino, psicologa della SC Psicologia clinica e di comunità, si è approfondito il ruolo dello psicologo delle cure primarie, attivo in Piemonte dal 2023: una figura che intercetta precocemente disagio emotivo, ansia e stress, offrendo supporto di primo livello nei presidi territoriali.
Nell’ambito della strategia Communit-Action per l’invecchiamento sano e attivo, lanciata nel 2025 da Asl AT, si segnalano le 15 Palestre della Memoria, oggi attive in 10 Comuni astigiani con 96 volontari formati e coordinati dall’equipe Asl AT e circa 500 partecipanti.

Le due ore settimanali destinate a popolazione over 70 anni, non offrono solo esercizi per la stimolazione cognitiva, ma spazi di creatività e condivisione dove emergono storie di vita, ricordi ed emozioni: “le numerose testimonianze raccolte – dalla prima gita in moto da giovani, ai ricordi familiari, fino a storie legate al lavoro e alla vita quotidiana – stanno dando vita a una vera e propria “biblioteca vivente”, ha raccontato Roberto Vercelli, referente del gruppo di volontari e animatore della Palestra attiva al circolo della Torretta.
Un patrimonio umano e culturale che va oltre la stimolazione cognitiva, per rafforzare il senso di identità, l’appartenenza ad una comunità, il valore curativo della socializzazione.
“Dall’ospedale al territorio, dalla cura alla prevenzione: il modello che emerge è quello di una sanità che si avvicina alle persone, costruisce relazioni e mette in rete competenze, servizi e comunità. Perché oggi, più che mai, la salute non è solo cura: è partecipazione, prossimità e responsabilità condivisa”, ha concluso Elena Tamietti.
5×1000, un gesto semplice e gratuito aiuta i progetti della Fondazione
Dalla presidente della Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio, Luisa Amalberto, un appello alla condivisione del progetto nasce per dotare il Cardinal Massaia e i presidi territoriali di attrezzature necessarie ad elevare il livello di cura ma non previste dai finanziamenti nazionali e regionali. “Ognuno può contribuire con un gesto semplice che non costa nulla: donando il 5X1000 nella dichiarazione dei redditi inserendo il Codice Fiscale 92078480057, oppure tramite donazioni all’IBAN: IT59M0608510301000000057012.

“Dimostrare gratitudine a chi si prende cura della nostra salute fa stare bene, donare fa stare ancora meglio. Il contributo di tanti servirà a migliorare il “nostro” ospedale, l’ospedale di tutti”, conclude Luisa Amalberto.
Sabato 9 maggio il cardiologo Marco Scaglione e il chirurgo vascolare Alberto Pecchio ospiti a “Parliamo di Salute”
Il ciclo di incontri “Parliamo di Salute” prosegue sabato 9 maggio (ore 10-12) con il “Tour nel mondo cardiovascolare” guidato dal cardiologo Marco Scaglione, professore a contratto all’Università di Verona, direttore della Struttura complessa di Cardiologia e del Dipartimento di Medicina dell’Asl AT. Insieme a lui ci saranno Alberto Pecchio, direttore della Struttura complessa di Chirurgia Vascolare e del Dipartimento di Chirurgia dell’Asl AT e il cardiologo Domenico Caponi.
Nella foto le relatrici dell’incontro con i rappresentanti della Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio e UTEA. A destra in prima fila: Elena Tamietti, Simona Rabino, Celestina Querio, Ferruccio Balistreri; in seconda fila Viviana Martinoli, Piergiorgio Bricchi (Utea) Luisa Amalberto. A sinistra: Erica Schillaci, Enrica Fava, Raffaella Marmo, Chiara Boero, Ezio Mosso, Katia Moffa

