Asti, 6 Giugno 2026 – Con circa 10.000 nuove diagnosi ogni anno in Italia, il tumore dell’endometrio rappresenta una delle neoplasie femminili più diffuse. Colpisce prevalentemente donne in post-menopausa, con un picco di incidenza tra i 50 e i 70 anni, ma non sono così rari gli episodi in età fertile. Ha fatto chiarezza su sintomi, cura e prevenzione la conferenza promossa dalla Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio e da UTEA, sabato scorso al Polo Universitario Uni-Astiss, nell’ambito della rassegna “Parliamo di Salute”.
A guidare il pubblico in un percorso di approfondimento sono stati gli specialisti della Struttura di Ginecologia e Ostetricia dell’Asl AT diretta dal dottor Maurizio Di Serio.

“Questo incontro ha un significato particolare, perché Giugno è il mese dedicato alla sensibilizzazione sul carcinoma dell’endometrio, una patologia che merita attenzione sia per la sua frequenza sia per il costante incremento del numero di diagnosi registrato negli ultimi anni – ha spiegato Di Serio -. A differenza di altre patologie ginecologiche, come il tumore del collo dell’utero, per il carcinoma dell’endometrio non esiste un programma di screening, tuttavia, nella grande maggioranza dei casi, fino al 90%, la malattia si manifesta con un sintomo d’allarme: il sanguinamento anomalo. Per questo è fondamentale riconoscerlo, non sottovalutarlo e indagare tempestivamente ogni segnale che possa far pensare a una problematica endometriale: ciò consente spesso di arrivare alla diagnosi in una fase precoce”.
L’eccellenza delle cure offerta dall’equipe
di Ginecologia del Cardinal Massaia
Il dottor Carlo Bocci, esperto dell’equipe, ha illustrato le caratteristiche della neoplasia che colpisce il tessuto interno all’utero.

Il principale meccanismo alla base della malattia è l’iperestrogenismo, cioè un’eccessiva esposizione dell’endometrio agli estrogeni. Tra i fattori di rischio figurano obesità, diabete, ipertensione, menopausa tardiva, assenza di gravidanze e alterazioni dell’equilibrio ormonale.
Su sintomi e diagnosi si è soffermata la dottoressa Isabella Gazzani: “se il sanguinamento genitale rappresenta il principale campanello d’allarme, nulla può essere dato per scontato senza una corretta contestualizzazione che valuta età, caratteristiche cliniche della paziente, familiarità e altri eventuali sintomi”.

La specialista ha illustrato il percorso diagnostico, che parte dalla visita ginecologica e dall’ecografia vaginale, esame fondamentale per valutare le caratteristiche dell’endometrio e individuare eventuali anomalie. L’ecografia non consente soltanto di individuare una lesione sospetta, ma permette anche una prima valutazione dell’estensione locale della malattia, verificando se il tumore sia confinato all’utero o abbia interessato strutture vicine. Quando necessario si ricorre all’isteroscopia, che consente di osservare direttamente la cavità uterina e di effettuare biopsie mirate nelle aree più sospette. È proprio l’esame istologico del tessuto prelevato a consentire la diagnosi definitiva.
Una volta confermato o fortemente sospettato il tumore, entra in funzione il percorso di cura previsto dalla Rete Oncologica Piemonte e Valle d’Aosta.

La dottoressa Michela Villa ha illustrato il ruolo del Centro Accoglienza e Servizi (CAS) che accompagna la paziente fin dalle prime fasi della presa in carico. La prima visita scatta entro 5 giorni dalla richiesta del medico curante: vengono rivalutati gli esami eseguiti, programmati gli approfondimenti diagnostici, attivata l’esenzione oncologica e valutati anche gli aspetti assistenziali, familiari e psicologici con l’eventuale attivazione di servizi di supporto. Il percorso diagnostico-terapeutico personalizzato coinvolge una rete multidisciplinare composta da medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, specialisti della terapia del dolore e, quando necessario, professionisti delle cure palliative.
Dopo il completamento degli esami di stadiazione del tumore, che comprendono generalmente ecografia specialistica e TAC con mezzo di contrasto, il caso viene discusso all’interno del Gruppo Interdisciplinare Cure (GIC), che riunisce ginecologi, oncologi, radiologi, anatomopatologi, radioterapisti e altri specialisti della rete oncologica. L’Asl AT con il Cardinal Massaia è Hub di riferimento per il quadrante Sud Piemonte. È in questa sede che viene definita la strategia terapeutica più appropriata per ogni paziente.

L’intervento chirurgico rappresenta nella maggior parte dei casi il trattamento principale del tumore dell’endometrio: “oggi circa il 95% degli interventi viene eseguito con tecniche mini-invasive laparoscopiche, che consentono di ottenere gli stessi risultati oncologici della chirurgia tradizionale riducendo però il trauma chirurgico, il dolore post-operatorio e i tempi di recupero”, ha sottolineato il ginecologo Enrico Badellino – l’obiettivo è garantire la massima efficacia terapeutica con il minor impatto possibile sulla qualità di vita della paziente”.
Le tecniche di cura sono sempre più all’avanguardia. Grazie all’impiego di speciali traccianti è possibile identificare i primi linfonodi che potrebbero essere raggiunti dalle cellule tumorali e analizzarli con tecniche altamente sensibili. Questo consente di individuare anche micro-metastasi non visibili agli esami radiologici tradizionali e di programmare con maggiore precisione eventuali trattamenti successivi.
Gli specialisti del reparto ginecologia hanno inoltre illustrato l’applicazione dei protocolli ERAS (Enhanced Recovery After Surgery), che favoriscono una più rapida ripresa dopo l’intervento attraverso una combinazione di chirurgia mini-invasiva, controllo ottimale del dolore, mobilizzazione precoce e rapido ritorno all’alimentazione.
La fase conclusiva dell’incontro è stata affidata alla dottoressa Elisa Forno, che ha approfondito il tema del follow-up. “Grazie alle conoscenze biologiche e molecolari possiamo personalizzare i controlli in base al rischio individuale di recidiva”, ha spiegato.

La maggior parte delle recidive compare nei primi tre anni dalla diagnosi e interessa più frequentemente vagina, pelvi, linfonodi o, più raramente, organi distanti come il polmone. Per questo motivo le pazienti vengono educate a riconoscere tempestivamente eventuali segnali d’allarme, come sanguinamenti vaginali, dolore pelvico persistente, perdita di peso non intenzionale, tosse persistente o stanchezza ingiustificata.
L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata alla sindrome di Lynch, la più frequente sindrome ereditaria associata al carcinoma dell’endometrio.
Circa il 2-3% di questi tumori è infatti correlato a questa condizione genetica, che aumenta il rischio di sviluppare anche altre neoplasie, tra cui tumori del colon-retto, dell’ovaio, dello stomaco, del pancreas e delle vie urinarie.Grazie alle analisi molecolari effettuate sul tessuto tumorale è possibile individuare le pazienti che necessitano di consulenza genetica specialistica e attivare percorsi di sorveglianza dedicati anche per i familiari.Alle persone portatrici della sindrome di Lynch vengono proposti programmi di sorveglianza intensiva e, in casi selezionati, interventi chirurgici preventivi dopo il completamento del desiderio riproduttivo.
La diagnosi precoce resta il più importante alleato nella lotta contro il tumore. “Negli ultimi anni la ricerca ha rivoluzionato la conoscenza di questa patologia. Oggi sappiamo che non si tratta di un’unica malattia, ma di almeno quattro sottotipi molecolari, ciascuno con caratteristiche, prognosi e risposte ai trattamenti differenti. L’introduzione della classificazione molecolare e della tecnica del linfonodo sentinella ha permesso di sviluppare percorsi terapeutici sempre più personalizzati e di introdurre terapie innovative che stanno cambiando in modo significativo la storia naturale del carcinoma dell’endometrio”, ha concluso il direttore della struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia, Maurizio Di Serio.
L’impegno della Fondazione per la dotazione tecnologica del Cardinal Massaia
La presidente della Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio, Luisa Amalberto, nel ringraziare l’equipe medica per ha sottolineato che da gennaio ad oggi, grazie alla solidarietà di famiglie e imprese astigiane, sono già stati portati a termine ben cinque progetti a favore del Cardinal Massaia: si tratta di moderne attrezzature per Radioterapia, Radiodiagnostica, Laboratorio Analisi, Geriatria e Pediatria. “La nostra missione è aiutare medici, tecnici e personale sanitario a lavorare meglio, acquistando apparecchiature e dispositivi che, pur necessari, non sono coperti dai finanziamenti nazionali: ogni astigiano può contribuire con un gesto semplice che non costa nulla. Nel compilare la Dichiarazione dei Redditi è sufficiente indicare il codice fiscale della Fondazione – 92078480057 – nella casella dedicata al 5 x 1000”, il messaggio di Luisa Amalberto.
Un plauso all’attività promossa dalla Fondazione è arrivato da Nadia Miletto, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Asti e da Gabriella Saracco, presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico – sezione di Asti.
Luisa Amalberto e Angela Motta, vice presidente dell’Utea, nel ringraziare le equipe mediche dell’Asl AT che si sono alternate nei cinque incontri mensili, hanno confermato la collaborazione per l’edizione 2027 della rassegna.


