Asti, 10 Maggio 2026 – Prendersi cura del cuore deve diventare una pratica quotidiana che si nutre di alimentazione corretta, attività fisica, controllo dei fattori di rischio e attenzione ai segnali del corpo.

Il messaggio è stato rilanciato dal professor Marco Scaglione, direttore della Cardiologia dell’Asl AT, e dal suo vice Domenico Caponi, responsabile del servizio di Elettrofisiologia, durante l’incontro organizzato dalla Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio e Utea, sabato 9 maggio al Polo universitario Astiss.  Il folto pubblico è stato accompagnato in un viaggio virtuale che ha raccontato l’evoluzione della Cardiologia astigiana, inserita tra le eccellenze piemontesi sin dagli anni Novanta e oggi punto di riferimento nazionale e internazionale per molte procedure specialistiche.

Per spiegare il funzionamento del cuore ai non addetti ai lavori, i cardiologi hanno paragonato l’apparato cardiaco ad un motore. Il cuore possiede infatti una componente meccanica, rappresentata dalla capacità di pompare sangue; una componente elettrica, che regola il ritmo cardiaco; e una rete di “tubi”, le coronarie, che garantiscono ossigeno e nutrimento al muscolo cardiaco. A seconda del problema – meccanico, elettrico o coronarico – cambiano anche le tecnologie e gli interventi necessari.

La struttura guidata da Marco Scaglione, grazie al lavoro di squadra che impegna 60 operatori, ha erogato in un solo anno oltre 31 mila prestazioni tra elettrocardiogrammi, visite specialistiche, Holter, ecocardiogrammi e prove da sforzo. I tempi d’attesa per una prima visite cardiologica sono attualmente di 14 giorni “senza ricorrere a prestazioni aggiuntive finanziate dalla Regione”, ha sottolineato il primario. Nel corso del 2025 il blocco interventistico cardiologico che, unico in Piemonte, conta tre sale operatorie ha eseguito nell’ambito dell’Eletrofisiologia 955 procedure tra cui 340 impianti di pacemaker, 94 defibrillatori, 521 ablazioni. Il 60% dei pazienti trattati arriva dal resto del Piemonte o da altre regioni italiane, a conferma dell’eccellenza specialistica che fa del Cardinal Massaia anche un centro di formazione nazionale per l’elettrofisiologia e internazionale per la cura delle aritmie, collegato a diverse università italiane e straniere per l’accoglienza degli specializzandi.

Cresce costantemente anche l’attività di emodinamica. Nel 2025 le coronarografie hanno raggiunto quota 1.235 e più di metà dei pazienti trattati ha necessitato di un’angioplastica coronarica per riaprire arterie compromesse da restringimenti o occlusioni. Per aumentare la capacità di risposta e ridurre i tempi di attesa, una delle tre sale del blocco rimane operativa continuativamente dalle 8 alle 18, consentendo di trattare un numero crescente di pazienti senza aumentare la permanenza ospedaliera.

Sono state circa 358 le procedure di emodinamica effettuate in urgenza nell’ambito di un servizio attivo 24 ore su 24. In caso di infarto o di grave evento cardiaco entra immediatamente in funzione una macchina organizzativa complessa composta da cardiologi, infermieri, tecnici di radiologia e personale specializzato che accompagna il paziente direttamente in sala di emodinamica per l’intervento salvavita.

Il professor Marco Scaglione, direttore Cardiologia Asl AT

“L’Agenzia nazionale per i Servizi sanitari ha documentato che siamo primi in Piemonte per velocità di intervento dall’arrivo del paziente in Pronto soccorso alla sala operatoria e abbiamo il minor indice di mortalità per infarto a un mese”, ha sottolineato Scaglione.

Negli ultimi anni il reparto ha ampliato ulteriormente le proprie competenze entrando anche nel campo della cardiologia strutturale avanzata, in particolare con le procedure TAVI, tecniche mini-invasive che permettono di impiantare valvole cardiache senza ricorrere alla tradizionale chirurgia a cuore aperto. I pazienti sottoposti ad intervento sono ormai più di 100:  oltre 40 sono stati operati ad Asti, i restanti sono stati gestiti ed operati dai sanitari astigiani in collaborazione con il Centro di Alessandria dotato di Cardiochirurgia di supporto.

Anche la telemedicina ha fatto passi da gigante. Entro fine anno verranno monitorati da remoto circa 1600 pazienti portatori di pacemaker.

Nonostante i progressi della medicina, le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello mondiale. In Italia provocano circa 240 mila decessi ogni anno e determinano oltre un milione di ricoveri ospedalieri. Solo le sindromi coronariche acute, tra infarti e angine instabili, causano circa 160 mila ricoveri annuali, con un impatto sanitario ed economico enorme.

Grande attenzione è stata dedicata anche ai sintomi dell’infarto, spesso sottovalutati o confusi con altri disturbi. Il dolore tipico non è una semplice “fitta”, ma una sensazione oppressiva, persistente, che può irradiarsi a collo, mandibola, spalla o stomaco. In presenza di questi sintomi il messaggio è stato netto: chiamare immediatamente il 118.

Spazio di approfondimento sulla cardiologia di genere. Le donne, infatti, possono presentare sintomi differenti rispetto agli uomini e alcuni fattori di rischio specifici. Tra questi sono stati citati il menarca precoce, la sindrome dell’ovaio policistico e le complicanze della gravidanza, come ipertensione gestazionale e diabete gravidico. Anche i sintomi dell’infarto possono essere meno “classici” rispetto a quelli maschili. Nelle donne il dolore può comparire alle spalle, alle braccia, al collo, alla mandibola, allo stomaco o alla schiena, accompagnandosi a stanchezza intensa, sudorazione fredda o malessere generale. In alcuni casi i disturbi possono persino sembrare influenzali, rendendo più difficile riconoscere tempestivamente un evento cardiaco. Un malessere diverso dal solito, che non passa e che non si è mai provato prima, può essere un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Particolare attenzione è stata dedicata alla fibrillazione atriale, l’aritmia più frequente nella popolazione adulta e anziana. Oltre al trattamento specialistico, è fondamentale agire sui cosiddetti “facilitatori” della malattia: ipertensione arteriosa, obesità, apnee notturne e consumo eccessivo di alcol rappresentano infatti fattori che favoriscono l’insorgenza e la progressione dell’aritmia.

Quando tutto questo non basta, Asti si conferma un centro di riferimento internazionale per l’ablazione, come confermano cinque recenti pubblicazioni su riviste scientifiche per la divulgazione di nuove tecniche innovative messe a punto al Cardinal Massaia.

Anche nel caso di un paziente che affronta una coronarografia o un’angioplastica “il percorso è appena iniziato – ha ammonito Scaglione – dopo la fase acuta diventano essenziali l’aderenza alle terapie farmacologiche, i controlli cardiologici e un cambiamento stabile delle abitudini quotidiane, con l’obiettivo di ridurre il rischio di nuovi eventi cardiovascolari”.

Ecco che la seconda parte della conferenza si è concentrata soprattutto sugli stili di vita e sul rapporto tra salute cardiovascolare e ambiente moderno. Il cardiologo Domenico Caponi, esperto del tema con esperienze di studio e lavoro anche in ambito internazionale, ha parlato di una sorta di “mismatch” tra la biologia umana e le abitudini contemporanee: alimentazione ipercalorica, sedentarietà, stress cronico e riduzione dell’attività fisica avrebbero creato condizioni molto lontane da quelle nelle quali l’uomo si è evoluto.

Secondo il cardiologo, molte malattie cronico-degenerative – cardiovascolari, diabete e obesità in particolare – derivano proprio dall’accumulo progressivo di fattori di rischio comportamentali.

Domenico Caponi, responsabile Elettrofisiologia Asl AT

Ampia la riflessione sull’alimentazione moderna. “Oggi gran parte dell’energia alimentare deriva da zuccheri raffinati, cereali e latticini”, è stato spiegato, sottolineando come il problema non riguardi soltanto la quantità di calorie introdotte, ma soprattutto la qualità nutrizionale del cibo.

Particolarmente criticate le bevande zuccherate, associate a un significativo aumento del rischio di diabete. Una sola bibita zuccherata al giorno, secondo gli studi citati, potrebbe incrementare il rischio di sviluppare diabete del 22%.

Spazio anche al tema del colesterolo e dell’aterosclerosi. Oggi, è stato spiegato, non basta più limitarsi al valore del colesterolo totale: diventano fondamentali anche la qualità delle lipoproteine e il comportamento delle particelle LDL, soprattutto quelle più piccole e dense, considerate maggiormente responsabili dello sviluppo delle placche aterosclerotiche.

Tra i fattori più pericolosi sono stati richiamati anche ipertensione, sedentarietà, carenza di sonno, stress cronico e fumo. “Dobbiamo assolutamente smettere di fumare”, è stato ribadito più volte nel corso della relazione.

L’attività fisica è stata descritta come un vero e proprio “farmaco” salvavita da programmare e mantenere nel tempo. Camminare, muoversi, mantenere tono muscolare e contrastare la sarcopenia diventano elementi fondamentali soprattutto con l’avanzare dell’età.

Nelle battute finali dell’incontro è emerso con forza il concetto di “longevità in salute”: la sfida non è vivere più a lungo, ma costruire nel tempo condizioni che permettano di mantenere autonomia, benessere e qualità della vita.

“Non siamo condannati dal DNA”, ha osservato Caponi, ricordando come il peso della genetica sia inferiore rispetto all’influenza esercitata da ambiente e comportamenti quotidiani. Secondo quanto illustrato, circa il 70% del rischio cardiovascolare dipenderebbe proprio dall’interazione tra stile di vita, ambiente e fattori metabolici.

Il messaggio finale rivolto al pubblico è stato semplice ma estremamente concreto: la cardiologia moderna dispone oggi di tecnologie avanzatissime, capaci di salvare vite e trattare patologie sempre più complesse, ma nessuna procedura può sostituire davvero la prevenzione quotidiana.

Nel suo messaggio il professor Scaglione ha ringraziato la Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio per il supporto concreto offerto al Cardinal Massaia e ai presidi dell’Asl AT tramite l’acquisto di attrezzature che vanno a sostituire la dotazione iniziale dell’Ospedale a vent’anni dalla sua apertura. Dall’inizio del 2026 la Fondazione, grazie alla generosità di famiglie e imprese astigiane, ha già donato un’attrezzatura al reparto di Radioterapia del Cardinal Massaia e una al reparto di radiodiagnostica dell’Ospedale di Nizza Monferrato. Una terza donazione verrà consegnata a breve al Laboratorio Analisi.

La presidente Luisa Amalberto ha ricordato che “Ognuno può contribuire ai progetti con un piccole e grandi offerte ma anche con un gesto semplice che non costa nulla: donando il 5 x 1000 nella dichiarazione dei redditi: basta inserire il codice fiscale della Fondazione: 92078480057”.

In foto, al centro, il prof. Marco Scaglione, direttore della Struttura complessa di Cardiologia all’Asl di Asti, con la presidente della Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio, Luisa Amalberto, il consigliere della Fondazione Vincenzo Sorisio, il cardiologo Domenico Caponi, insieme a loro Ezio Mosso, direttore della Fondazione Ezio Mosso con due rappresentanti del gruppo volontari.

Da sinistra Domenico Caponi, Marco Scaglione, Luisa Amalberto e Angela Motta, vice presidente UTEA
Uno scorcio della platea all’Aula Magna del Polo Universitario